Storie brevi



IL CALCO DEI SOGNI

Battista, da piccolino, amava tanto suonare e da grande avrebbe voluto fare il batterista. In casa aveva un amore spropositato per le pentole e le cucchiaie di legno. Suonava spesso e assordava chiunque lo circondava! Ma qualcuno gli disse: "Non potrai mai fare il batterista, cerca un lavoro sicuro per guadagnarti il pane!" Così Battista cercò un lavoro stabile e divenne nel suo mestiere assai abile, ma a poco a poco, si accorse che dentro di sé non scorreva il fuoco! Beatrice, da piccolina, adorava tanto ballare e da grande avrebbe voluto fare la danzatrice. In casa danzava sempre e si creava i tutù con le varie stoffe. Con i suoi passi di danza, le punte dei suoi piedi punzecchiava...Eppur volava! Ma qualcuno le disse: "Non potrai mai fare la ballerina, cerca un lavoro sicuro per guadagnarti il pane!" Così Beatrice cercò un lavoro stabile e divenne nel suo mestiere assai abile, ma a poco a poco, si accorse che dentro di sé non scorreva il fuoco! Giancore, da piccolino, amava molto recitare e da grande avrebbe voluto fare l'attore. In casa si divertiva ad entrare nella veste di diversi personaggi e recitava con tanto amore lunghe storie e brevi saggi. Ma qualcuno gli disse: "Non potrai mai fare l'attore, cerca un lavoro sicuro per guadagnarti il pane!" Così Giancore, a malincuore, cercò un lavoro stabile e divenne nel suo mestiere assai abile, ma a poco a poco, si accorse che dentro di sé non scorreva il fuoco! Dante, da piccolino, adorava tanto usare la voce e da grande avrebbe voluto fare il cantante. In casa cantava sempre e immaginava di amplificare la sua voce con un mestolo di ferro che passava da una mano all'altra, veloce. Ma qualcuno gli disse: "Non potrai mai fare il cantante, cerca un lavoro sicuro per guadagnarti il pane!" Così Dante cercò un lavoro stabile e divenne nel suo mestiere assai abile, ma a poco a poco, si accorse che dentro di sé non scorreva il fuoco! Tino, da piccolino, amava molto il pulito e l'ordine e da grande avrebbe voluto fare lo spazzino, con quell'Ape con le ruote che tanto lo affascinava! In casa puliva sempre, amava raccogliere carte e ad ogni suo passaggio tutto splendeva ad arte! Ma qualcuno gli disse: "Non vorrai di certo fare lo spazzino? Riusciresti a guadagnarti a stento un po'di pane! Cerca un lavoro più importante, per arricchirti!" Così Tino cercò un lavoro stabile per potersi arricchire e divenne nel suo mestiere assai abile, servito e riverito, ma senza più pulire! Col tempo, a poco a poco, si accorse che dentro di sé non scorreva il fuoco! Crescendo, i più bei sogni si perdono nell'oceano della vita e si percorrono strade diverse da quelle che avremmo voluto, ma l'arte è figlia della libertà! Ripercorrendo il passato, ci si rivede come in un ritratto, in un angolo della nostra stanza a fare ciò che più amavamo. Quello è il più bel dipinto del nostro esistere, il calco della nostra anima, è una fortezza che dovremmo ripescare nel fondo del nostro mare! Ed ecco che il fuoco scorre, si apre un palco e nasce un'emozionante poesia:

Battista fa il batterista,

Beatrice fa la danzatrice,

Giancore fa l'attore,

Dante fa il cantante,

Tino fa lo spazzino...

Che bello questo palco... Il calco dei sogni!



LA FAMIGLIA DI CRISTALLO

In un magico passato, per il tanto amore che provavano, si unirono in matrimonio Cristallino e Cristallina che insieme formarono un grande e lucente cristallo. Erano felici, pieni di sogni e speranze e col trascorrere del tempo il lucente cristallo si arricchì di altri tre piccoli cristallini; diventando sempre più grande e brillante, rimirato ed ammirato da tutti. Che meraviglia era la famiglia di cristallo! Ciò che appariva dall'esterno, non era però tutta la realtà. Cristallina era molto solare e un sorriso le incorniciava sempre il volto. Cristallino era tanto allegro e luminoso con gli altri, quanto triste e cupo in famiglia. Mamma Cristallina e i tre figli cristallini vivevano nella luce e nell'ombra, perché non appena provavano gioia, papà Cristallino era pronto a spegnere il loro entusiasmo, nonostante anche lui fosse orgoglioso e pieno di felicità per loro. Questa famiglia unita, invece di trovare forza, diventava sempre più delicata. I cinque singoli cristallini erano colmi di luce e amore, ma molto fragili perché invece di unirsi ed amalgamarsi l'uno con l'altro, supportandosi, formavano lentamente tante piccole crepe dentro se stessi, colme di sfaccettature colorate. Esse non si vedevano, ma erano lì che si diramavano pian piano. Mamma Cristallina amava molto il grande e luminoso cristallo che aveva creato con papà Cristallino, ma da sola era difficile tenerlo unito. Infatti papà Cristallino, pur provando anche lui un grande amore per il luminoso cristallo, non riusciva a mostrarlo, tenendolo imprigionato dentro se stesso e non emanando luce, mostrò solo la faccia più scura. Così la famiglia di cristallo, inizialmente divenne metà luce e metà ombra ed in seguito solo oscurità, frantumandosi in mille pezzi, non riuscendo a sentirsi amata. Tutto si ruppe, anche l'amore! Questo amore spezzato può adombrarti dentro, ma se riesci a non farlo morire e a coglierne anche la più piccola scheggia, può solo crescere in modo diverso e proiettarsi verso altri orizzonti. Così i cinque cristallini, distaccatisi ormai l'uno dall'altro, riescono ancora a ritrovarsi nelle note di una musica, nelle sfumature di un quadro o nelle immagini di una poesia. Ora, dalle loro crepe emanano raggi di luce tanto intensi e lunghi da incontrarsi e formare il più prezioso dei diamanti a cinque punte. Questa storia è dedicata a tutte le famiglie di cristallo, ormai frantumate, ma che riescono a custodire nel tempo, il loro antico focolare nel cuore. Queste famiglie speciali sanno amarsi con la delicatezza di un cristallo e con la forza di un diamante! 



SOFFIAMORE

C'era una volta e c'è tuttora una creatura di nome Mangiamore. E' un grande essere possente e vorticoso che ama mangiare tutto ciò che c'è di più bello e che dona emozione! Possiede una bocca grandissima e si nutre di fette di cielo e di spicchi di stelle, di acque blu e cristalline, di farfalle colorate e fiori profumati, di alberi poetici e foglie leggiadre. Mangiamore è ingordo di sentimenti e ne vuole mangiare in grandi quantità e ininterrottamente! Si nutre dell'amore più puro, di abbracci e di baci, dei battiti di cuore e dei sorrisi più meravigliosi. Mangiamore è come una gomma che cancella all'infinito ogni traccia d'allegria, è come un lupo che ulula nella tranquilla steppa, è l'aridità in un terreno assetato d'acqua. Mangiamore divora la gentilezza e la sensibilità, la felicità e la dolcezza, è lo scacciapensieri della spensieratezza! Spazza via i sogni e si nutre di beltà, ma non la riflette e non ne dà, perché è un grande narciso e vive della sua stessa avidità. Mangiamore è un pupazzo di paglia che spaventa i passeri affamati, un vento gelido nella cocente Estate, un camino spento nel freddo Inverno, una cascata senza acqua scrosciante; è un fiume senza foce nel mare, una forbice che spiuma le ali, pesante piombo per i pensieri sconfinati, vita che non fa vivere! Mangiamore non è ghiotto di succose more, ma è un divoratore di vero amore! Lo mangia pian piano per renderlo impalpabile e tra le mani sue diviene invisibile. Mangiamore dice al mondo che l'amore non esiste; ma c'è una forza misteriosa che ci fa ancora vedere fette di cielo e spicchi di stelle, acque blu e cristalline, farfalle colorate e fiori profumati, alberi poetici e foglie leggiadre. Ci regala sorrisi e sprazzi d'allegria; ci ridona la foce in cui fluire, la spensieratezza, la tranquillità di una steppa! Questa forza è un'immensa creatura di nome Soffiamore che possiede una grandissima bocca a forma di fiore che gira e soffia carezze, sfamandoci di vita viva, di battiti di cuore! Soffiamore è leggera piuma per i nostri pensieri sconfinati, non ci resta che volare ... Siamo rinati! 



L'UOMO ELASTICO

C'era una volta un uomo che viveva perennemente su di un elastico. Era il suo più grande amico e ogni giorno gli faceva compagnia. Camminando con lui, spesso si ritrovava al settimo cielo o al contrario giù di corda! Infatti l'elastico, alcuni giorni lo proiettava verso slanci infiniti, lo elevava verso sentimenti profondi ed entusiasmi mai provati, ma altrettanti giorni lo faceva sprofondare in grande malinconia e profonda tristezza. Con il suo amico elastico andava su, verso i più sconosciuti pianeti e andava giù, verso i pozzi più desolati. Quello che è certo, è che l'uomo diventò il più grande acrobata della terra e chiunque lo vedesse, rimaneva con gli occhi colmi di stupore. L'elastico gli faceva fare le più incredibili acrobazie e l'uomo era in grado di eseguire tripli salti mortali, di rimanere appeso a testa in giù e di diventare la molla vivente più veloce del mondo. Riusciva a volteggiare sospeso nell'aria, a fare i tuffi più spericolati e poi a risalire le più alte montagne! Che vita incredibile con questo elastico! Ma era tanto faticoso, in quanto l'uomo viveva in un continuo squilibrio. Un giorno, dall'altezza del suo lunghissimo collo, lo vide la donna Cigno, la più grande circense del pianeta. Lo voleva assolutamente per i suoi spettacoli e per questo gli offrì parecchio denaro. L'uomo elastico non esitò un attimo, almeno la sua fatica sarebbe valsa a qualcosa! Così iniziò ad esibirsi nelle grandi città e a viaggiare molto. Le file di persone si affollavano, pur di vederlo e la sua presenza faceva il tutto esaurito! Che grande successo ebbe l'uomo elastico! Era ormai famosissimo e richiestissimo ovunque, ma lui dentro di sé, viveva in continua tensione. Sballottato di continuo dal suo elastico, si ritrovava in luoghi in cui non desiderava essere, provava emozioni che non voleva provare e viveva come pilotato, sobbalzato a destra e a manca! Dov'era finita la sua vera identità? L'elastico si era impossessato di lui, come fosse un giocattolo, ma non doveva più permettergli di essere un tutt'uno con il suo corpo e la sua anima perché era l'elemento che gli impediva di fare il vero slancio verso di sé. Fu così che l'uomo, durante un suo spettacolo, mentre era intento in un lungo salto, lasciò indietro il suo elastico che perse subito forma, cadendo a peso morto al centro della pista. Intanto lui continuò a volare in alto, fin quando si aggrappò ad uno dei tanti nastri di raso colorati, appesi al telone del circo. Tutti lo guardavano meravigliati, chiedendosi: "Ora cosa farà senza il suo elastico? Come potrà finire il numero senza il suo compagno di sempre? Finirà per cadere!" L'uomo rimase appeso a quel nastro per un po', come fosse uno stoccafisso, poi un lembo del nastro azzurro cielo si strappò, mentre l'altro rimase stretto nella sua mano destra. L'uomo iniziò a cadere in picchiata, provando una sensazione di libertà mai sentita prima. Non aveva più redini a frenarlo, non aveva più l'elastico a slanciarlo e riportarlo a sé. Erano rimasti lui e un nastro di raso tra le mani. L'uomo iniziò a pilotarlo, facendolo roteare e ciò gli permise di rimanere sospeso, perdendo quota lentamente. Il nastro assunse diverse forme...Divenne leggera piuma, morbide ali, sinuosa vela, romantico ventaglio ed infine giocosa girandola di cielo che lo condusse al centro della pista. L'uomo riuscì a proiettare ciò che aveva dentro di sé, trasformando quel nastro in una pellicola da cinepresa e unendosi alla sua vera identità, diventò il più grande regista di se stesso...Poi, dopo la consapevolezza, un grande applauso lo introdusse alla sua nuova vita che visse con grande slancio, ma senza più alcun elastico! 


   

IL NASCONDINO DELLA FELICITA'

Una leggenda narrava che il grosso piede di un orco tirò un calcio alla felicità e la catapultò non si sa dove, nascondendola agli occhi di tutti. Era bella la felicità...Ma chissà in quale lontano luogo si celava. In quei tempi, una grande ricercatrice di nome Gaia, visse la sua vita per scovare la felicità. La cercò ovunque...In fondo al mare, sui grattacieli, nei campi di grano, nei frutteti, sopra le nuvole, nelle cascate, negli occhi della gente, nei sorrisi; la cercò in ogni più sperduto angolo dell'universo, perché l'orco l'avrebbe potuta lanciare ovunque, anche sotto la più piccola foglia. La cercò nei fiori, nelle bacche vermiglie, nei fondi di caffè, nei gusci di noce, nella luna, nel sole, nelle stelle, nei profumi, nella neve, nelle gocce di pioggia e nel vento, ma la vera felicità non la trovò. Che peccato! Sarebbe bello averla a portata di mano, riporla in un cestino, come dei semplici pomodori rossi e portarla a spasso con sé! Gaia però non si arrese, sapeva che da qualche parte doveva esistere, ma dove? Dove la poteva trovare? Arrivò fino alla sua vecchiaia, con tante rughe e tanta stanchezza, senza riuscire nel suo intento. Piangeva Gaia e avvolta nella sua tristezza, guardava il lungo viale alberato, intrecciato di rami, che rappresentava la sua vita. Si arrese all'impresa ardua che l'accompagnò in tutti i suoi giorni, la felicità non sapeva proprio dove potesse essere! Poi le si avvicinò un fanciullo che le posò tra le mani un fazzoletto bianco ripiegato su se stesso, Gaia lo aprì per asciugare le sue lacrime ed in quel preciso istante si accorse che la felicità si era nascosta proprio lì, tra le sue pieghe. Non appena smise di cercarla, la tanto agognata felicità la raggiunse e con semplicità fluì dentro di lei per l'eternità. A volte bisogna smettere di cercare per trovare...La felicità è proprio così, come un fazzoletto bianco ripiegato su se stesso nel nostro cuore, ad ognuno di noi la scelta se aprirlo o meno...Gaia è lì che aspetta, di incontrare il nostro sorriso.


IL CANTO DELLA MEGATTERA

Il mare era calmo e si increspava con i colori del cielo. Nel suo animato fondale viveva una gigantesca megattera, bella e lucente con una voce incantevole. Cantava sempre, emettendo un suono soave, perché voleva comunicare con il mondo esterno, ma soprattutto voleva amare ed essere amata. Era un esemplare raro e unico, in quanto nella sua specie solo i maschi producevano canti prolungati per il corteggiamento, ma lei riusciva ad emettere la lirica più profonda ed intensa, tanto era forte l'amore che racchiudeva dentro di sé. Pareva una soprano cullata dal mare! Chiunque passasse nel luogo delle serenate, ascoltava il suo canto, gridando di gioia per risponderle e lei a sua volta cantava più intensamente. Per la megattera era bellissimo poter avere un contatto e trasmettere emozioni. Però col passare del tempo si sentiva sempre più sola, nonostante la gente le rispondesse, perché non le bastava più; la megattera voleva amare ed essere amata! I giorni scorrevano tristi, ma con il suo suono divino che continuava ad emettere, tutto intorno diventava più bello. Sugli scogli cominciarono a crescere i fiori ed in particolare uno mise radici su di una roccia molto vicina al luogo del canto della megattera. Era un giglio colore del tramonto, tigrato e vellutato. Ogni giorno ascoltava la voce della megattera e se ne innamorava sempre più, emanando un profumo intensissimo che si espandeva tra le onde e la brezza marina. La megattera iniziò a sentirlo e se ne innamorò anche lei, ma da dove proveniva? Cercò la sua fonte ed infine la trovò nel giglio tigrato sullo scoglio. Si guardarono intensamente e il giglio, innamorato più che mai, si colorò di rosso rubino, come il cuore del cetaceo; mentre la megattera, pervasa da quell'amore, provò un intenso brivido, la sua pelle si increspò ed assunse un colore chiaro scuro, diventando tigrata, come i petali del giglio. Si amavano follemente, ma come facevano a stare per sempre insieme? La megattera d'istinto voleva strappare il fiore dallo scoglio e portarlo per sempre con sé, ma non poteva perché senza le sue radici sarebbe morto. Il fiore d'istinto voleva condurre la megattera a sé e farla vivere per sempre sullo scoglio con lui, ma ciò era impossibile; la megattera senza la sua acqua sarebbe morta. Il loro era un amore irrealizzabile, ma ogni giorno si guardavano e comunicavano con le loro essenze. Intanto il mondo diventò più profumato, con un suono soave in sottofondo e sulla riva del mare blu, un pittore dipinse una megattera tigrata con un giglio rosso rubino sul cuore.


DESIDERIA

C'era una volta una fanciulla di nome Desideria. Era molto romantica e viveva in un nobile palazzo seduta su di un trono, in attesa del suo grande amore. Desideria aveva impresso nel suo cuore un suono meraviglioso che la riportava a quando era bambina e solo colui che fosse riuscito a riprodurlo l'avrebbe avuta in sposa. Tutti avevano il desiderio di conquistarla ed ogni giorno anche i più grandi musicisti si presentavano a palazzo, suonando le melodie più belle. Suonò per lei Vladimino, il più grande suonatore di violino, ma lei non provò nessuna emozione; suonò per lei Manforte, il più grande suonatore di pianoforte, ma l'amore non sbocciò; suonò per lei Max, il più grande suonatore di sax, ma Desideria non si innamorò...E così tanti altri si susseguirono, esibendosi al meglio che poterono, ma Desideria non riuscì a provare nessun sentimento per alcuno, limitandosi solo ad essere compiaciuta della loro bravura e niente più. Un bel giorno giunse a palazzo un ragazzo che disse a Desideria: "Mi permetta di dirle che lei all'interno della sua dimora non potrà mai innamorarsi e nessuno mai potrà riprodurle il suono che lei racchiude nel suo cuore, mi segua e la condurrò verso ciò che lei desidera." Desideria stentò a credere alle parole di quel fanciullo, ma volle seguirlo. Dopo un po' di cammino sopraggiunsero all'interno di un cortile in cui volteggiavano nell'aria tantissime rondini che garrivano. Che suono meraviglioso! A Desideria le si strinse il cuore; questo suono la richiamava ai ricordi intensi d'infanzia, al bel correre di un tempo, ai profumi del suo antico focolare, momenti vissuti ed irripetibili, ma tanto vivi da rappresentare per lei la sua àncora, il suo approdo di salvezza e sorrise. In seguito continuarono il cammino e Desideria, guidata dal misterioso ragazzo, sopraggiunse al mare. Lì udì lo stridìo dei gabbiani. Che suono stupendo! Desideria provò un sentimento fortissimo e guardando intensamente il ragazzo gli chiese: "Qual è il tuo nome?" e lui rispose: "Libertà." Desideria s'innamorò di Libertà e rise....Correndo all'impazzata rise follemente, custodendo per sempre nel suo cuore l'àncora.